Motore Ferrari 2026 sotto osservazione: il nodo tecnico che può obbligare a riprogettare la Power Unit

di Marta Cassutti | Dic 22, 2025

Motore Ferrari 2026 sotto attenta osservazione: c’è un nodo tecnico che può obbligare la squadra di Maranello a riprogettare la Power Unit della prossima stagione?

Il progetto del motore Ferrari 2026 sembrava pronto a entrare nella sua fase decisiva, ma un‘interpretazione regolamentare ancora irrisolta rischia di rallentare lo sviluppo e di mettere la Rossa in una posizione di svantaggio tecnico proprio nel momento più delicato della nuova era: il nodo tecnico può compromettere tutto.

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Il lavoro sulla Power Unit Ferrari 2026 era stato impostato con largo anticipo e secondo parametri ben definiti. Tuttavia, nelle ultime settimane, uno scenario inatteso ha iniziato a complicare i piani di Maranello. Al centro della questione c’è un aspetto tecnico apparentemente chiaro sulla carta, ma molto più complesso nella sua applicazione pratica, che la FIA sta ancora analizzando e che potrebbe incidere sulle prestazioni delle nuove power unit (almeno nella prima parte della stagione).

Il tema riguarda il rapporto di compressione geometrico, un parametro regolamentato in modo preciso dalle direttive, ma che presenta una zona d’ombra legata alle modalità di verifica. Proprio questa incertezza ha aperto la porta a soluzioni differenti tra i Costruttori, con Ferrari che osserva da vicino quanto sviluppato da Mercedes e Red Bull, temendo di trovarsi costretta a inseguire.

Power Unit 2026: il quadro tecnico generale

Per comprendere il problema è necessario entrare nel dettaglio. Il rapporto di compressione geometrico rappresenta il rapporto tra il volume massimo e quello minimo all’interno del cilindro. Si tratta di valori determinati dalla posizione del pistone tra punto morto inferiore (PMI) e superiore (PMS). Il regolamento 2026, attraverso l’articolo C5.4.3, stabilisce che questo rapporto debba essere fissato a 16:1. In termini pratici, la miscela aria-carburante viene compressa in uno spazio di sedici volte più piccolo rispetto al volume iniziale, una condizione che porta la miscela molto vicina al limite dell’autoaccensione.

Il punto critico nasce dal metodo di verifica adottato dalla FIA, che controlla il rispetto del rapporto di compressione con il motore spento. Questo approccio, però, non tiene conto delle variazioni che avvengono quando il propulsore è in funzione e raggiunge temperature elevate. Ed è qui che entrano in gioco Mercedes e Red Bull. Queste ultime infatti sono accusate di sfruttare la dilatazione termica dei componenti metallici per ottenere un vantaggio prestazione. In questa situazione sono diversi gli elementi che garantirebbero un miglioramento del motore, con un guadagno teorico di circa il 2%.

Le mosse della Ferrari e lo scenario peggiore

Ferrari ha già avviato interlocuzioni con la FIA, chiedendo chiarimenti ufficiali sulla legittimità di queste soluzioni. In questo ore, è in corso il confronto tra i motoristi e il Power Unit Advisory Committee, chiamato a stabilire se sia necessario intervenire con una direttiva tecnica più restrittiva. L’obiettivo della Rossa è quindi evitare di dover riprogettare parte del motore, poiché si tratta di un’operazione complessa e lunga che richiederebbe mesi tra simulazioni, nuove progettazioni, test e produzione. Secondo FUnoAnalisiTecnica Non significherebbe unicamente modificare una componente, ma rivedere l’equilibrio dell’intero sistema meccanico.

Nel caso in cui la Federazione non intervenisse, la Scuderia rischierebbe di dover inseguire fino a metà stagione, compromettendo una porzione significativa del Campionato. Uno scenario che, a Maranello, vogliono scongiurare, nella speranza che che il regolamento venga chiarito prima che il cronometro inizi a dettare sentenza difficili da recuperare.

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Credit Copertina: Getty Images