L’episodio del mancato pit stop di Hamilton ai box di Singapore solleva ancora interrogativi: “Forse stanno coprendo un po’…”

di Giulio Di Palma | Ott 14, 2026

L’episodio del mancato pit stop di Hamilton ai box di Singapore non smette di porre interrogativi: “Forse stanno coprendo un po’…”, un ex della Ferrari dice la sua e si pone alcune domande sull’ammissione di colpa del pilota

Un ex del Cavallino Rampante ha detto la sua opinione sullo strano episodio avvenuto a Singapore con Lewis Hamilton; il pilota Ferrari non è entrato ai box durante il regime di Virtual Safety Car e perdendo poi il podio, con una chiara ammissione di colpa da parte del britannico eppure ma c’è chi nutre ancora alcuni interrogativi.

hamilton pit stop singapore episodio

Francesco Cigarini, ex meccanico della Scuderia Ferrari, ha parlato ai microfoni di Fanpage.it di quanto accaduto domenica a Singapore. Hamilton ha perso un podio per il mancato rientro ai box voluto da lui stesso. Il team lo aveva chiamato ma lui ha scelto un’altra strada: “Fa parte di una correttezza nei rapporti con la squadra. Se sbaglio lo ammetto, ma è anche un segnale: quando sbagliate voi, dovete prendervi le vostre responsabilità. Però siamo una squadra e quindi io vi copro. Non so quanto abbia sbagliato Lewis, perché ho visto che ha aperto la radio ma non c’era comunicazione e quindi non si capisce perfettamente la dinamica. Non sappiamo se Hamilton abbia voluto coprire anche un errore strategico della squadra prendendosi tutta la responsabilità”. La spiegazione fornita da Vasseur, ma anche dallo stesso Hamilton nel comunicato ufficiale, fa intendere che abbia mancato l’ingresso della pitlane per sbaglio. C’è qualcosa di non chiaro per l’ex meccanico? Ecco la sua intervista.

Cigarini: “Dinamica non chiarissima. Bisogna capire se si è preso la responsabilità perché…”

“Sì, qualcosa rimane un po’ nel torbido. Se lui ha mancato l’ingresso, perfetto: si è preso le sue responsabilità. Però Hamilton ha detto: ‘Ho scelto io’. Quindi forse stanno coprendo un po’ qualcosa tra squadra e pilota. Magari semplicemente si è sbagliato, ma la dinamica non è chiarissima. Oppure è semplicemente una delle sue piccole amnesie. Può darsi che sia stata un’amnesia anche quella, che in quel momento non fosse completamente sul pezzo o non stesse pensando alla strategia. Però credo che in questi casi il pilota debba essere aiutato”. Cigarini crede che il muretto sarebbe dovuto intervenire forse per far ‘svegliare’ il campione britannico che magari era concentrato di più sulla gara. Il pensiero comune è che ci fosse la volontà di terminare davanti a Leclerc con una scelta scellerata che non ha pagato ma nelle dichiarazioni ufficiali è meglio non alimentare ‘faide’ interne.

“Serve maggiore chiarezza e decisione. Se lo vuoi dentro e lo vedi arrivare alla pit lane, apri la radio e gli dici chiaramente: ‘Box, box’. Poi magari il pilota risponde: ‘No, rimango con queste gomme’. Ma a quel punto almeno la situazione è chiara”. Il focus principale per la Ferrari è evitare che ci siano discussioni. “Esatto. Perché altrimenti una volta mi prendo la colpa io, una volta te la prendi tu, ma alla fine il risultato è che hai perso delle posizioni. L’importante non è stabilire pubblicamente chi abbia sbagliato. Quelle sono cose da discutere nei debriefing, i famosi panni da lavare in famiglia. Cosa conta davvero dopo un errore? Avere un quadro chiaro, capire cosa sia successo e lavorare per migliorare la volta successiva. La prestazione finale è quello che conta. Tutto il resto deve servire a capire come non ripetere quella situazione“.

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“Che si prende la responsabilità è positivo per la squadra. Bisogna capire se quella responsabilità se la sia presa completamente perché era davvero tutta sua oppure anche per togliere pressione alla squadra. Ma il team apprezza comunque un atteggiamento del genere. Anche se fosse responsabile al 60% e si prendesse tutta la colpa, la squadra capirebbe che sta cercando di proteggerla. Vuole togliere un po’ di pressione dal team e caricarsela sulle proprie spalle. Questo è molto positivo per chi lavora dentro la squadra“. Avendo lavorato con Michael Schumacher ci sono delle similitudini con Lewis Hamilton nella presa di posizione nel team anche quando ci sono evidenti errori di valutazione del pilota? 

“Sì, assolutamente. Una caratteristica di Michael, e in generale di campioni di quel livello, era che all’esterno poteva sembrare un muro, quasi inscalfibile, mentre dentro di sé aveva molti dubbi. Era molto corretto con la squadra. Faceva anche da parafulmine e a volte si addossava più responsabilità di quante ne avesse realmente“. Costruire una cultura in cui tutti si prendano le proprie responsabilità è, secondo l’ex uomo del Cavallino Rampante, l’unica via di scampo: “Se Ferrari vuole tornare a vincere deve fare questo passo. Deve rafforzare un atteggiamento nel quale tutti si assumono le proprie responsabilità e gli errori vengono utilizzati per crescere, non soltanto per trovare un colpevole”.

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Credit Copertina: F1