Ferrari, l’anno quattro di Vasseur e il manager è sotto accusa tra promesse, attese e una comunicazione che divide il popolo della Rossa: “Il team principal protegge la squadra anche a costo di…”
L’era Vasseur è entrata nel suo quarto capitolo e finisce sotto accusa, come sempre quando si parla di Ferrari, ogni valutazione diventa automaticamente un caso nazionale; Dal 2023 il manager francese ha provato a costruire un metodo, una protezione costante verso la squadra e un clima interno più solido ma i numeri restano lì. Sei vittorie in tre stagioni e mezzo non bastano a una scuderia che vive di aspettative enormi.

Vasseur ha costruito la sua comunicazione su un equilibrio delicato: difendere la squadra, evitare fughe di notizie e tenere lontane pressioni inutili. Ma questo stile, col tempo, ha creato un effetto collaterale evidente: ogni sua frase diventa un annuncio, un segnale, un “gamechanger” che poi non si concretizza. È successo con la direttiva sulle ali flessibili del 2025, presentata come un punto di svolta e rivelatasi marginale. È successo con lo stop anticipato agli sviluppi per puntare sul 2026, salvo poi ritrovarsi con una SF‑26 che non ha impressionato. È successo con il famoso “pacchetto e mezzo” di Miami, che non ha cambiato la vita a nessuno. Ora l’attesa si sposta sull’ADUO, l’ennesimo aggiornamento che dovrebbe rimettere la Ferrari in carreggiata. Per capire se la comunicazione di Vasseur sia troppo ottimista o semplicemente troppo protettiva, FormulaPassion ha chiesto un parere a due voci autorevoli: Pino Allievi e Francesco Cigarini, che la Ferrari l’ha vissuta dall’interno per oltre vent’anni.
Vasseur tra verità nascoste e protezione del gruppo: serve più autocritica?
Ecco il pensiero di Allievi: “Vasseur dice a volte delle verità nascoste da discorsi fumosi e fuorvianti, smentiti poi dai piloti. Le critiche dure di Hamilton sulla mancata correlazione tra simulazione e pista sono un’analisi che avrebbe dovuto fare lui. Non vorrei che la Ferrari ricadesse nella trappola degli alibi precostituiti. Deve pensare al presente, non a un domani impalpabile.” Mentre invece Cigarini crede che non vincere ovviamente non aiuti Maranello ad uscire dal limbo: “Il team principal protegge la squadra anche a costo di ricevere critiche. L’autocritica può esserci anche se non viene esposta ai media. Ma la mancanza di vittorie alimenta i detrattori e la voglia di rivedere la Rossa vincere.”
La sensazione è che Vasseur viva costantemente tra due fuochi: da un lato la necessità di proteggere la squadra, dall’altro l’obbligo di raccontare la realtà senza creare illusioni. La Ferrari ha bisogno di concretezza, non di attese infinite. Di fatti, non di suggestioni. L’ADUO potrà anche funzionare, ma il vero cambio di passo dovrà arrivare nella capacità di comunicare con trasparenza, senza sovraccaricare ogni aggiornamento di aspettative. Perché a Maranello, più che altrove, la verità non è un dettaglio: è un dovere verso chi aspetta da troppo tempo di tornare a vincere.
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Credit Copertina: F1
